Mercati in equilibrio: costruire ora o aspettare l’errore?
I mercati non stanno prezzando una crisi. Ma con tassi reali al 2% e multipli elevati, l’asimmetria è cambiata.
Osservando i mercati all’inizio di febbraio 2026, non vedo panico né euforia. Vedo qualcosa di più sottile: un sistema che regge, ma con margini sempre più ridotti. Tutto funziona, ma basta poco perché l’equilibrio si rompa.
La domanda quindi è semplice: ha senso iniziare a posizionarsi adesso oppure è più razionale aspettare?
Parto dai numeri, perché le opinioni contano poco. L’S&P 500 ha chiuso il 5 febbraio a 6.798, in una giornata chiaramente risk-off, con il VIX sopra 21. Il Treasury a 10 anni rende circa il 4,3%, il rendimento reale è vicino al 2%. La curva è tornata positiva. Gli spread creditizi restano compressi, sia sull’investment grade che sull’high yield.
Tradotto: il mercato non sta prezzando una crisi imminente.
Ma questo non significa che il rischio sia basso.
Il problema oggi è l’asimmetria. Con rendimenti reali al 2% e spread così stretti, il cuscinetto contro shock negativi è minimo. Perché l’equity salga serve che tutto continui a funzionare: crescita solida, utili in linea, nessuna sorpresa geopolitica, nessuna tensione di liquidità. Perché scenda basta una sola crepa.
L’inflazione sta scendendo, ma non è il punto centrale. Il punto sono i tassi reali. Anche senza ulteriori rialzi, il costo del capitale resta elevato. È una stretta silenziosa. Non fa rumore, ma pesa sulle valutazioni.
La crescita, per ora, tiene. Non vedo segnali di hard landing. Questo sposta il focus sugli utili. Con un S&P 500 a circa 22 volte gli utili forward, il mercato sta prezzando uno scenario quasi perfetto. Gli EPS devono confermare. Non c’è molto spazio per errori.
C’è poi la liquidità. La Reverse Repo Facility è quasi esaurita. Il quantitative tightening ora impatta direttamente sulle riserve bancarie. Non è una crisi di funding, ma è un ambiente in cui la volatilità può riemergere rapidamente, soprattutto quando le strategie sistematiche iniziano a ridurre esposizione.
Quindi, che fare?
Restare completamente fuori non è una scelta neutrale. Con rendimenti reali al 2%, il cash offre rendimento positivo. Ma aspettare senza una regola chiara spesso significa restare fuori troppo a lungo, soprattutto se lo scenario di crescita resiliente continua.
Andare all-in adesso non è razionale. Le valutazioni sono elevate e l’asimmetria non è favorevole. L’upside è condizionato, il downside è più veloce.
La posizione più logica, oggi, è intermedia: iniziare a costruire esposizione, ma senza completarla. Non perché il contesto sia ideale, ma perché il costo di restare completamente fuori in assenza di segnali recessivi è reale, mentre l’aggressività eccessiva aumenta il rischio di timing sbagliato.
Non è una fase da all-in.
Non è nemmeno una fase da immobilismo.
È una fase in cui si costruisce posizione gradualmente, consapevoli che il rischio principale non è il ciclo economico, ma il livello dei tassi reali e delle valutazioni.
Questa è la logica con cui inizierò a muovere il portafoglio.