Chi c'è dietro DDMacro
Un ragazzo di 19 anni, sei anni di studio autonomo, e un progetto costruito per misurare se stesso.
Fino a oggi DDMacro era un progetto. Dal 25 febbraio 2026, una newsletter. Dal 3 marzo, anche un canale Instagram. In due mesi, 70 iscritti su Substack e 5.208 follower su Instagram. Non è un numero enorme, ma per qualcuno che non ha mai fatto comunicazione prima è abbastanza per sentirsi in dovere di presentarsi.
Mi chiamo Diego Di Michele. Ho 19 anni. Sono l’unica persona dietro questo progetto.
Come è nato DDMacro
Il nome viene dalle mie iniziali — DD — più “macro”, che è il tipo di analisi che faccio: macroeconomica, geopolitica, strutturale. Nessun team, nessuna agenzia. Solo un nome che suonasse come qualcosa di più grande di quello che era all’inizio, perché l’ambizione c’era già.
Il progetto nasce da un’esigenza precisa: avere un track record. Non nel senso performativo del termine, ma nel senso letterale. Volevo misurare le mie capacità analitiche e di investimento in modo verificabile, confrontarle con quelle di altri, capire dove avevo ragione e dove sbagliavo. La newsletter è lo strumento con cui costruisco quella traccia nel tempo.
Sei anni di studio autonomo
La domanda che mi viene fatta più spesso è: come fai ad avere queste conoscenze a 19 anni?
La risposta è semplice e poco romantica. Ho iniziato a studiare finanza e mercati da solo a 14 anni. Il primo contesto in cui mi sono mosso era quello del trading online — un ambiente che, col senno di poi, definirei marcio nella sua versione retail. Ho passato del tempo lì, ho capito cosa non funzionava, e mi sono spostato verso qualcosa di più solido: analisi fondamentale, macroeconomia, geopolitica economica.
Il periodo del Covid ha accelerato tutto. Avevo più tempo, meno distrazioni, e un’ossessione che cresceva in modo proporzionale. Quando tornavo da scuola nel pomeriggio, invece di uscire mi mettevo davanti allo schermo a studiare mercati. Non so se sia stata una scelta saggia in senso assoluto — probabilmente ho rinunciato a cose che avevano il loro valore — ma è quello che è successo. In sei anni si accumula una quantità di esposizione a concetti, errori, correzioni e schemi che è difficile ottenere altrimenti.
C’è un elemento che ha amplificato questa traiettoria: ho un disturbo ADHD. Non lo cito come giustificazione o come elemento identitario centrale, ma come dato rilevante. Quando l’ADHD incontra un argomento che cattura davvero l’attenzione, la concentrazione diventa qualcosa di difficile da spegnere. Per me quell’argomento erano i mercati finanziari prima, la geopolitica e i meccanismi di potere globale poi. L’ossessione non era un difetto del sistema — era il sistema.
Perché non l'ho detto prima
Nel finale di The Big Short, Michael Burry dice una cosa che mi è rimasta: le persone non valutano le informazioni in base ai dati, ma in base a chi le trasmette. Non cercano competenza — cercano autorità. Qualcosa che sembri familiare, solido, istituzionale. Un volto che ispiri fiducia per come è fatto, non per quello che ha dimostrato.
A 19 anni non posso trasmettere quella sensazione. Non ho l’età, non ho il curriculum, non ho la faccia giusta per essere preso sul serio prima che qualcuno abbia letto una riga di quello che scrivo. Quindi ho lasciato che fosse il lavoro a parlare per primo. 70 iscritti e due mesi di contenuti dopo, mi sembra il momento giusto per dire chi c’è dietro.
I pregiudizi esistono. Li capisco. Ma i dati vengono prima.
Dove sono adesso
Studio economia all’università. Gestisco DDMacro in parallelo — articoli su Substack, contenuti su Instagram, analisi sui mercati e sulle dinamiche geopolitiche che ritengo rilevanti. Il formato è quello che avete già visto: dati, tesi, implicazioni. Niente di ideologico, niente di decorativo.
Non c’è un team. Non c’è un ufficio. C’è uno studente di 19 anni che ha passato sei anni a studiare qualcosa che lo ha ossessionato, e che ora cerca di costruire un track record pubblico e verificabile intorno a quello che sa fare.
Questo è DDMacro.
Da oggi il piano a pagamento passa da 10 a 5 euro al mese. Non è una strategia di pricing. Non ci guadagno. È semplicemente il costo minimo che Substack consente di impostare, e mi sembra più onesto rispetto a quello che questo progetto è oggi.



La tua capacità di scrivere e far comprendere argomenti complessi è davvero fuori dal comune. Riesci a coinvolgere il lettore su temi di stretta attualità che difficilmente si troverebbero raccolti insieme in un unico profilo di divulgazione ,ed è questo il tuo vero valore aggiunto. L’età, in questo caso, non è un limite ma una risorsa: essere giovane, con ambizioni chiare e una disciplina ferrea, ti mette in una posizione privilegiata rispetto a chi fa divulgazione da anni senza quella stessa fame.